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Lemine
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mwbwLemine o, nelle sue varianti, mwcaLemmenne, mwcqLeminne, mwcgLeminis, mwcwLemenniscite-ref-1[1] è il mweatoponimo con cui nel mweqMedioevo si individuava un vasto comprensorio territoriale a mwegoccidente del mwewfiume Brembo che aveva costituito una mwfacorte regia mwfqlongobarda.

Contents

Storia
Pagus
Franchi
Comune
Pieve
Note

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Territorio

Il mwgqRotulus Episcopatus Bergomi del 1258 indica ben definisce quale fosse il territorio di Lemine. Il documento è un lungo elenco dei beni di proprietà della mwggMensa episcopale della Corte Lemenne del XIII secolo. Il territorio comprendeva Almenno, la mwgwvalle Imagna e la mwhaval Brembana.cite-ref-2[2]

Non c'è certezza sulla sua mwigetimologia, alcuni autori vi hanno visto la radice di termini mwiwceltici indicanti laghi o boschi mentre altri l'hanno derivata da termini mwjaromani come mwjqlimen o mwjgmwjwlimes: l'enigma linguistico è rimasto tale.

Storia

Osservare l'evoluzione socio-politica di Lemine è come vedere tutti i passaggi fondamentali attraverso i quali i gruppi umani si strutturavano sempre più fino a diventare comunità organizzate in senso moderno.

Gruppo tribale nel periodo mwlwceltico, mwmamwmqpagus nel mwmgperiodo romano, mwmwmwnacurtis nel periodo mwnqlongobardo, mwngmwnwbeneficium nel periodo mwoafeudale, mwoqmwogvicinia nel periodo precomunale e quindi, dopo un processo di suddivisione e concentrazione demica sempre più definita, mwowcomune.

Fu lo stesso processo storico seguito, seppure con le varianti del caso, da quelle comunità non ancora organizzate durante il dominio romano che si formarono nel Medioevo dopo la mwpqcaduta dell'Impero romano d'Occidente.

Cenomani

Questo territorio, in epoca storicamente documentata, faceva parte di quello stanziamento mwqacenomane che, iniziatosi dal mwqqveronese, si era espanso fino all'mwqgAdda.

(latino)

«

[…] Alia subinde manus Cenomanorum Etitovio duce vestigia priorum secuta eodem saltu favente Belloveso cum transcendisset Alpes, ubi nunc Brixia ac Verona urbes sunt locos tenuere.

»

(italiano)

«[…] Subito dopo, un'altra ondata di Galli - questa volta Cenomani guidati da

Etitovio

- seguì le orme dei predecessori e, dopo aver valicato le Alpi nello stesso punto con l'appoggio di

Belloveso

, si andò a stanziare là dove oggi si trovano le città di

Brescia

e Verona.»

(cite-ref-3[3])

Fra le varie tribù celtiche combattute e assoggettate dai mwuqRomani, i Cenomani ne furono invece alleati leali e parteciparono al loro fianco a molte campagne militari comprese alcune contro mwugAnnibale.

Il loro valore e la loro fedeltà era apprezzata e riconosciuta da mwvaRoma al punto che questa destituì un proprio mwvqpretore, mwvgFurio, che li aveva umiliati togliendo loro le armi.

(latino)

«

In Gallia M. Furius praetor insontibus Cenomanis […] ademerat arma. Id Cenomani conquesti Romae apud senatum reiectique ad consulem Aemilium, cui ut cognosceret statueretque senatus permiserat, magno certamine cum praetore habito obtinuerunt causam. arma reddere Cenomanis, decedere prouincia praetor iussus.

»

(italiano)

«In Gallia il pretore Furio aveva tolto le armi agli innocenti Cenomani. I Cenomani se ne lamentarono a Roma davanti al Senato e furono rinviati al console Emilio perché indagasse e decidesse, dopo un grande dibattito con il pretore vinsero la causa. Al pretore Furio fu ordinato di restituire le armi ai Cenomani e di rinunziare alla provincia.»

(cite-ref-4[4])

Anche mwxqStrabone ha testimoniato questo particolare rapporto che legava i Cenomani ai Romani.

(greco antico)

«

[…] οἱ μὲν πολέμιοι τοῖς Ῥωμαίοις ὑπῆρξαν, Κενομάνοι δὲ […] συνεμάχουν και πρὸ τῆς Ἀννίβα στρατείας, ἡνίκα Βοίους καὶ Συμβρίους ἐπολέμουν, καὶ μετὰ ταῦτα

»

(italiano)

«[...] alcuni furono ostili ai Romani, i Cenomani invece […] combatterono a fianco dei Romani sia prima della campagna di

Annibale

, quando facevano guerra ai Boi e ai Simbri, sia dopo.»

(cite-ref-5[5])

Pagus

Per quanto pacificato, il territorio rimaneva immerso in un'area militarmente turbolenta e allo stesso tempo di vitale importanza per Roma in quanto crocevia militare e commerciale verso l'mwzqEuropa.

Roma vi istituì diversi presidi militari la cui presenza è testimoniata non solo dal permanere in alcune località del toponimo mwzwmwaacastra ma anche dal ritrovamento di molti reperti archeologicicite-ref-6[6], diffusi fra l'altro anche in altre zone della bergamasca provando così la funzione strategica di questo territorio.

La presenza militare romana inevitabilmente indusse attorno a sé l'aggregazione di comunità indigene e allogene.

La trasformazione del sito da postazione militare a centro demico

«portò ad un'organizzazione politico-amministrativa di governo e di controllo di tutto il territorio circostante, il

pagus

, uno di quei distretti nei quali era suddiviso il territorio di Bergamo.»

(cite-ref-7[7])

Si formò così il mweqmwegpagus, una circoscrizione amministrativa o per meglio dire un comprensorio più strutturato gravitante attorno alla rete difensiva romana.

In questa rete il punto più importante e delicato era costituito dal mwfaponte che in prossimità dell'attuale mwfqSan Tomè permetteva alla strada militare che collegava mwfgBergamo a mwfwComo, parte terminale di quella che univa il mwgaFriuli con le regioni retiche, di scavalcare il mwgqfiume Brembocite-ref-8[8].

Di quest'opera imponentecite-ref-9[9], che crollò a causa di una violenta piena del Brembo il 31 agosto mwiw1493cite-ref-10[10], sono rimasti solo dei resti di qualche pilone che ne lasciano immaginare l'imponenza originaria; nelle vicinanze si trovano anche tracce di un piccolo ponte, il Tarchì, sul ruscello Tornago, mentre un'ara votiva al dio mwkaSilvano dà un'altra testimonianza della presenza romana nel territorio di Leminecite-ref-11[11].

Dopo la caduta dell'Impero Romano il territorio di Lemine, scarsamente antropizzato, fu esposto a tutte le incursioni e invasioni germaniche che dilagarono al di qua delle mwlgAlpi.
Subì il disastro della guerra greco-gotica e le successive carestie e pestilenze che ebbero conseguenze nefaste sul suo sviluppo demografico.

Longobardi

Con l'invasione longobarda del mwmg569 guidata da mwmwAlboino e con il successivo consolidamento del nuovo dominio germanico, ottenuto con quella brutalità che caratterizzò tutte le conquiste longobarde, Lemine entrò nella storia documentata.

(latino)

«

Per hos Langobardorum duces, septimo anno ab adventu Alboin et totius gentis, spoliatis ecclesiis, sacerdotibus interfectis, civitatibus subrutis, populisque, qui more segetum excreverat, extinctis, exceptis his regionibus quas Alboin ceperat, Italia ex maxima parte capta et a Langobardis subiugata est.

»

(italiano)

«Ad opera dei duchi longobardi, sette anni dopo l'invasione di Alboino e di tutta la sua gente, saccheggiate le chiese, uccisi i sacerdoti, demolite le città, sterminate le popolazioni che erano cresciute come le messi, eccettuate quelle regioni che Alboino aveva conquistato, la massima parte dell'Italia fu conquistata e sottomessa dai Longobardi»

(cite-ref-12[12])

Lemine fece parte del mwogducato di Bergamo governato dal duca mwowWallari, il primo duca di Bergamo.

(latino)

«

Post cuius [Cleph] mortem Langobardi per annos decem regem non abentes sub ducibus fuerunt. Unusquisque enim ducum suam civitatem obtinebat: Zaban Ticinum, Wallari Bergamum, Alichis Brexiam, Eoin Trientum, Gisulfus Forumiuli.

»

(italiano)

«Dopo la morte di

Clefi

i Longobardi non avendo un re per dieci anni furono governati da duchi. Ciascuno di loro aveva la sua città:

Zaban

Pavia, Wallari Bergamo, Alichis Brescia,

Eoin

Trento,

Gisulfo

Cividale del Friuli.»


Successivamente, dopo il cosiddetto periodo di anarchia longobarda in cui non vi fu un re, i duchi restaurarono la monarchia eleggendo re mwqgAutari (mwqw584), assegnandogli metà dei loro possedimenti. In questa circostanza Wallari cedette ad Autari la parte del suo ducato ad occidente del fiume Brembo, per l'appunto Lemine, che divenne così mwracorte regia, mantenendo per sé la parte a oriente.

(latino)

«

At vero Langobardi cum per annos decem sub potestate ducum fuissent, tandem communi consilio Authari, Clephonis filium supra memorati principis, regem sibi statuerunt. […] Huius in diebus ob restaurationem regni duces qui tunc erant omnem substantiarum suarum medietatem regalibus usibus tribuunt, ut esse possit, unde rex ipse sive qui ei adhaererent eiusque obsequiis per diversa officia dediti alerentur.

»

(italiano)

«I Longobardi che per dieci anni erano stati sotto il potere dei duchi finalmente elessero re con decisione comune Autari, figlio del summenzionato Clefi. […] Ai suoi giorni per restaurare il regno coloro che erano duchi attribuirono per gli usi regi la metà dei propri beni affinché fosse possibile al re, al suo seguito e ai dipendenti con incarichi diversi vivere»

(cite-ref-13[13])

Il toponimo Lemine appare, in una sua variante, già nel mwsw755 in un diploma del re longobardo mwtaAstolfo che ne attestava il suo mwtqstatus di corte regia e con la stessa presenza del re ne testimoniava l'importanza.cite-ref-14[14]

È probabile che anche prima della conquista longobarda Lemine facesse parte di una mwvwcurtis, forse anche imperiale, ma sicuramente lo è stata dopo e come tale sarà citata e infeudata con i successivi dominatori franchi mantenendo la sua struttura geopolitica di base fino alla formazione dei comuni.

A partire dal 584cite-ref-15[15] si definì la topografia del comprensorio di Lemine che, grossolanamente, può essere delimitata ad oriente dalla sponda occidentale del Brembo, a settentrione dall'attuale mwxqVal Taleggio, ad occidente da una linea arretrata della sponda orientale dell'mwxgAdda e a meridione dal territorio di mwxwBrembate.
Il centro più importante, sotto l'aspetto demografico e politico, di questo comprensorio si trovava nella zona del cosiddetto mwyqCastello dell'attuale Almenno San Salvatore, più tardi sede della chiesa plebana.

Nulla è rimasto degli edifici longobardi e del successivo castello di epoca franca per essere stato cancellato quanto ne sopravviveva, quasi con furia iconoclasta, nel mwyw1443-mwza44 durante i torbidi delle lotte tra mwzqguelfi e ghibellini. Il 13 agosto mwzg1443 Andrea Gritti, mwzwpodestà di mw0aBergamo, ordinò l'abbattimento del castello risalente al mw0qX secolocite-ref-16[16].

Le vestigia del periodo longobardo della mw1wcurtis lemennis scomparvero lasciando tracce solo negli atti documentali.

Franchi

Con l'abbattimento del regno longobardo del mw3g774 ad opera di mw3wCarlo Magno la corte di Lemine sopravvisse ma cambiò padrone.
La ritroviamo in un atto dell'mw4q875 con cui l'mw4gimperatore mw4wLudovico il Germanico la concesse in usufrutto alla nipote mw5aErmengarda che tuttavia, nella confusa vicenda storica di quegli anni, la perdette a favore di altri al momento più potenticite-ref-17[17].

Dopo la caduta dell'mw6gImpero Carolingio la corte di Lemine passò al mw6wmarchese Corrado, signore di Lecco a cui fu concessa, nell'mw7a892, dal parente mw7qGuido di Spoleto; da questo momento Lemine, non più corte regia ma parte della contea di Lecco, rimarrà legata a questa e ai suoi conti franchicite-ref-18[18], Corrado (mw8g892-mw8w895), Radaldo (mw9a895-mw9q926), Guiberto (??-mw9g957) fino al mw9w975 quando il conte mw-aAttone di Guiberto (mw-q957-mw-g975) morì.

Con i Franchi Lemine diventò un mw-amw-qbeneficium entrando nell'ordinamento e nel mw-gcostume feudale, altro passaggio intermedio nella sua evoluzione socio-giuridica verso il comune.

Vescovo di Bergamo

Con la morte del conte di Lecco, Attone, Lemine passò, attorno al mwaqe1000, al mwaqivescovo di Bergamo mwaqmReginfredocite-ref-19[19] come mwaqgbeneficium, più volte riconosciuto e approvato in anni successivi da diplomi imperiali che, confermandolo, legittimavano il potere sempre maggiore del vescovo che si stava imponendo sulla feudalità guerriera. Siamo ai prodromi di quella che sarà la rivoluzione comunale, a volte silente, molto spesso violenta e armata.

Agli inizi dell'mwaq4XI secolo si contrapponevano due poteri, da una parte l'episcopato appoggiato da una classe di cittadini che incominciavano a porsi sullo scenario politico della città, la cui spina dorsale era costituita da artigiani, piccoli e grandi proprietari, mercanti, dall'altra una feudalità arroccata nei propri privilegi e immunità, orgogliosamente memore del passato e che non riusciva ad adeguarsi a un presente che le sfuggiva.

Fu una lotta, in certo senso, di resistenza quella che opponeva la classe dei mwaramilites a quella degli mwarehomines novi di cui spesso si faceva paladino il vescovo in un rapporto di mutuo supporto, ma fu una lotta persa per la feudalità, destinata ormai a declinare davanti all'avanzata della nuova società.
Tutto questo accadde anche a Bergamo dove il protagonista divenne il vescovo, il più delle volte proveniente dalla vecchia aristocrazia feudale.

Comune

Lemine rimase un mwarubeneficium dell'mwaryepiscopato di Bergamo fino al 3 marzo mwarc1220, quando i diritti feudali di cui questi godeva furono ceduti alla comunità leminese, una mwargvicinia coagulatasi attorno alla mwarkchiesa plebana di San Salvatore, con atto notarile redatto da Jacopo da Brumello e il vescovo mwaroGiovanni Tornielli.cite-ref-20[20].

Era nata una nuova classe sociale sempre più consapevole di sé e sempre più gelosa delle conquiste socio-economiche acquisite che intendeva trasformare in affermazioni politiche.

Questa comunità fu nella prima metà del mwaseXII secolo in grado di esprimere un mwasiconscilio comuni, di nominare dei propri rappresentanti e di trattare con il comune di Bergamo oltre che con il suo vescovo.
Mercanti, proprietari, affittuari, acculturati che, dopo essere passati per il dominio comitale, volevano ora affrancarsi da quello vescovile.

L'occasione che fece esplodere le tensioni latenti fu banale quanto emblematica: la data della vendemmia, consuetudinariamente indicata dal vescovo, oltre al rifiuto di pagare alcuni canoni. Si arrivò così, nel mwask1217, a delle manifestazioni anche violente che si ripeterono nel mwaso1218.

Fu lo scontro di due epoche e di due culture, il comune che cercava di imporsi e quel che restava del feudalesimo, ormai sulla via del tramonto, che tuttavia resisteva.

Il 3 marzo mwas01220cite-ref-21[21] il vescovo Giovanni Torniellicite-ref-22[22] cedette alla comunità la sua giurisdizione rinunciando ai diritti di mwatyvassallaggio e a ogni interferenza nell'elezione degli organi comunali; manteneva alcuni diritti formali nonché la mwatcdecima: questo fu l'atto di nascita del comune di Lemine.

Il territorio del comune coincideva con la vecchia mwatkcurtis, anche se in esso si andavano strutturando quelle mwatovicinie che sarebbero diventate mwatsPalazzago, mwatwBrembilla, la mwat0valle Imagna e che staccandosi avrebbero ridimensionato il territorio di Lemine a quello del successivo Almenno.

Signoria

Il mwauaXIV è il secolo della rifeudalizzazione, delle mwauesignorie che iniziavano a imporsi sopprimendo le libertà comunali.

Fu un processo storico che interessò specialmente l'mwaumItalia centro-settentrionale, in alcune zone in maniera più precoce in altre più lentamente, ma in tutte si concluse con la scomparsa dell'epoca d'oro dei comuni.

Sotto il nuovo sistema cadde anche Lemine, che seguì le sorti del comune di Bergamo quando nel mwauk1333 si impose su di esso la signoria di mwauoAzzone Visconti: Lemine fu sottoposta ai vicari viscontei perdendo la sua autonomia.

Fu l'inizio della sua decadenza, accelerata dal formarsi al suo interno delle fazioni contrapposte di mwauwguelfi e ghibellini che ne segnarono il destino.
Questa contrapposizione portò alla divisione del comune di Lemine in Lemine Inferiore, ghibellina, e Lemine Superiore, guelfa. Due comunità con la stessa radice ma ormai reciprocamente ostili, anzi nemiche, divise da interessi economici e politici contrastanti. La divisione fu sancita con un atto notarile il 26 gennaio mwau41393cite-ref-23[23].

I due nuovi comuni vissero e subirono drammaticamente tutte le lotte dell'epoca, comprese quelle tra mwavqMilano e mwavuVenezia, cadendo in lotte fratricide che causarono molti lutti e distruzioni. Lemine Superiore, guelfa, tradizionalmente vicina a Venezia e Lemine Inferiore, ghibellina, favorevole al mwavyduca di Milano vissero su opposte posizioni l'annosa guerra visconteo-veneziana.

Quando Venezia, nel mwavg1441, recuperò Bergamo vi fu la resa dei conti e per Lemine Inferiore, schieratasi dalla parte sbagliata, fu la tragedia: il 13 agosto mwavk1443cite-ref-24[24] il podestà di Bergamo, Gritti, ne ordinò la cancellazione. Sopravvissero soltanto la pieve, la chiesa di mwav4San Giorgio ed alcune edicole religiose, tutto il resto fu raso al suolo compreso quel che era rimasto dell'età medievale, mentre per i ghibellini fu l'esiliocite-ref-25[25].
Da allora Lemine rimase sotto il dominio di Venezia.

Ultima divisione

Dopo la scomparsa di Lemine Inferiore rimaneva Lemine Superiore con un territorio molto ampio e una popolazione aumentata che aveva portato alla nascita di un'altra parrocchia oltre il mwawytorrente Tornago, quella di mwawcSan Bartolomeo.
Era fatale che si ricreasse una situazione difficile fra i due gruppi coagulati attorno alle due parrocchie, nei quali interessi differenti, l'ansia di autonomia e la presenza di personalità smaniose di acquisire una maggiore visibilità politica costituivano fattori disgreganti dell'unitarietà della superstite Lemine Superiore.

Il 6 novembre mwawo1598 i rappresentanti di quello che sarebbe stato il comune di Almenno San Bartolomeo chiesero al comune di Bergamo, da cui Lemine Superiore dipendeva, la suddivisione del comune.
Dopo un lungo processo il 30 marzo mwaww1601cite-ref-26[26] fu rogato l'atto notarile che statuiva la suddivisione di Lemine nei due comuni di mwaxeAlmenno San Bartolomeo, costituito dai territori di Albenza, Longa e Pussano, e mwaxiAlmenno San Salvatore, costituito dalle contrade di Porta, Borgo e Sotto.

Si concluse così una parabola storica che era iniziata con i Cenomani, continuata con i Romani, aveva attraversato il regno longobardo, il dominio franco, l'età comunale, quella signorile per consegnare alla fine i due comuni di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore eredi diretti del mwaxqpagus lemennis.

Pieve

La mwaxsPieve di Lemine, le cui origini gli studiosi collocano seppure con qualche incertezza alla fine del mwaxwVII secolocite-ref-27[27], non era nell'mwayeAlto Medioevo solo un luogo di culto ma il centro della comunità di un vasto territorio con il quale di fatto si identificava.
Attorno alla mwaympieve si sviluppò una comunità sempre più strutturata, che partecipò a quell'iter storico che avrebbe portato alla formazione del comune di Lemine.

La pieve dedicata alla mwayuSanta Madre di Dio e al mwayySalvatore è, nella mwaycdiocesi bergamasca, nonostante le modifiche e le addizioni subite nel corso dei secoli, la più integra struttura ecclesiale preromanica dal fascino avvolgente specialmente nella mwaygcripta perfettamente conservata.

La struttura della pieve è a tre mwayonavate culminanti in un presbiterio sotto cui si trova la cripta.
Sulle colonne e sulle pareti della pieve si svolgono degli mwaywaffreschi, il più antico dei quali è antecedente al mway0X secolo per continuare fino al mway4XVI secolo, seguendo lo stesso percorso storico di Lemine.

Nella chiesa si trova un mwazaambone della prima metà del mwazeXII secolo di particolare bellezza ed eleganza, ornato dai simboli degli mwazievangelisti finemente scolpiti, che rivelano una spiccata capacità artistica.

La pieve, scampata alla distruzione di Lemine Inferiore del mwazk1443, rimase quasi del tutto abbandonata fino agli inizi del Cinquecento quando un evento ritenuto miracoloso la fece rinascere al culto e all'amore dei credenti. Fu il ritrovamento di un affresco della mwazoVergine col Bambino, di cui si era persa la memoria, su un muro che per un cedimento strutturale si era spostato.
Questo ritrovamento fu ritenuto dalla credenza popolare la manifestazione di una volontà superiore suscitando una viva emozione in un'epoca travagliata come il mwazwCinquecento.

L'evento ebbe il merito di richiamare l'attenzione della gente sulle condizioni deteriorate della pieve, spingendola alla costruzione di una nuova chiesa.
Il nuovo edificio fu costruito addossandolo alla pieve stessa, che venne inglobata. La parete frontale della pieve divenne la parte terminale della nuova chiesa, rimanendo entrambe comunicanti attraverso un apposito passaggio.

La nuova chiesa diventata il mwaaasantuario della Madonna del Castello ricorda, nel succedersi degli stili, il percorso storico di Lemine e nel nome l'area principale della corte regia longobarda e gli edifici medievali rasi al suolo.

San Giorgio

La chiesa di mwaagSan Giorgio è un piccolo edificio ecclesiale, a oriente del ruscello Tornago, isolato in un campo aperto, ma offeso dalla presenza non lontana di edifici moderni.

Si tratta di un piccolo gioiello architettonico mwaaoromanico bergamasco dalle linee purissime, perfettamente conservato all'esterno, risalente alla prima metà del mwaasXII secolo, forse il mwaaw1120 come ha azzardato qualche autore; certamente nel mwaa01168 esisteva già un manufatto a esso riferentesi come è attestato da un atto pubblico.

Ha mwaa8pianta basilicale a tre navate culminante in un'elegante mwabaabside; la facciata, bizzarramente di due colori, per il diverso materiale, in due fasce intersecantisi in maniera occasionale, testimonia problemi sopraggiunti al momento della costruzione: forse più momenti costruttivi, difficoltà di reperimento del materiale lapideo iniziale e quindi il ricorso ad altro materiale difforme secondo un principio di economia spicciola incurante delle esigenze artistiche.

Il risultato, però, dà un aspetto di particolare genuinità all'edificio esaltandone l'originalità e umanizzandolo con la testimonianza delle difficoltà incontrate.

Le pareti interne come le colonne erano interamente ricoperte da affreschi databili dal mwabcXII al mwabgXV secolo, il secolo della distruzione di Lemine Inferiore. Buona parte di questi affreschi, che si sviluppano lungo le pareti in un movimento quasi filmico, sono ancora ampiamente leggibili e lasciano immaginare la bellezza della decorazione originaria.

Questi affreschi rendono la pieve di San Giorgio un'opera unica nel panorama artistico bergamasco sia per la loro rarità che per la loro quantità, ma anche per l'atmosfera di intensa spiritualità che vi si respira: avvolgono il visitatore spingendolo in un'epoca lontana, misteriosa, ma non buia, carica di quegli accadimenti che avrebbero influenzato la storia locale e quella nazionale.

San Tomè

L'altro gioiello di Lemine, forse il più fascinoso e magico, è costituito dalla mwab0Rotonda di San Tomè, un edificio ecclesiale, romanico-bergamasco, a pianta circolare con struttura piramidale formato da tre corpi cilindrici proporzionatamente digradanti sovrapposti secondo un asse concentrico, risalente agli inizi del XII secolo.

San Tomè, oltre che l'originalità della sua struttura, esprime una particolare preziosità e finezza per la leggerezza delle sue forme e la grazia del suo ornato.

Al suo interno sia al piano terra che in quello superiore, il mwacqmatroneo, si svolge un mwacudeambulatorio circolare scandito da otto colonne per piano sormontate da capitelli scolpiti con figure zoomorfe, antropomorfe e geometriche di squisita fattura.

Il gioco dei volumi, dei chiaroscuri, dei raggi di luce che filtrano dalla lanterna e dalle finestrelle ne aumentano il fascino esaltandone la magia in uno scenario quasi surreale.

San Salvatore

Accanto alle chiese di San Giorgio e di San Tomè, testimonianze storiche e artistiche uniche per fattura, epoca e bellezza, Lemine possiede altri edifici di culto altrettanto importanti anche se meno affascinanti, prove dello sviluppo socio-economico oltre che storico della comunità.

Ecco la nuova chiesa di San Salvatore della seconda metà del XV secolo che ha sostituito la vecchia pieve sopperendo alle nuove esigenze create anche dalla distruzione di Lemine Inferiore.

Si tratta di un edificio imponente che ha subito diversi rifacimenti radicali che ne hanno modificato la struttura originaria.
L'aspetto attuale risente delle modifiche secentesche e settecentesche. All'interno presenta delle opere pittoriche di buona fattura ma nel complesso non si distingue particolarmente dalle altre chiese dell'epoca.

Santa Maria della Consolazione

Della stessa epoca è il convento degli mwac4agostiniani e la mwac8chiesa di Santa Maria della Consolazione, parti di un unico complesso religioso costruito a partire dal 10 agosto mwada1488 e terminato attorno al mwade1510.

Il complesso si sviluppò sulla mwadmcollina mwadqUmbriana di mwaduAlmenno San Salvatore in un ambiente di particolare bellezza paesaggistica, non lontano dal centro cittadino e prossimo al capoluogo mwadyBergamo. <div style="font&#x2D;size:90%; border:0px; padding:0px; margin&#x2D;right:1em; margin&#x2D;bottom:1em; text&#x2D;align:center"&#x3E; {| class="wikitable" style="width:45%;float:right;" | colspan=2 | Le pitture |&#x2D; | | |}</div&#x3E; Il periodo di maggiore splendore della chiesa e del convento coincise con il suo primo mwadcsecolo di vita, il mwadgXVI, in cui maggiore fu il numero dei mwadkfrati ospitati e vi furono completate alcune opere come il mwadocampanile e l'mwadsorgano Antegnati. Questo organo, dopo un sapiente restauro condotto nel mwadw1996, di grande bellezza artistica e di eccelsa resa musicale è tuttora usato in concerti specialistici.

La chiesa, a mwad4navata unica con cappelle laterali, presenta alcuni affreschi del XVI secolo tra i quali spiccano la mwad8mwaeaTrinità di mwaeeAndrea Previtali nella terza cappella di destra, una deliziosa mwaeimwaemAnnunciazione cinquecentesca di autore ignoto nella quinta cappella sempre di destra e lo sposalizio mistico di Santa Caterina di Antonio Boselli nella terza di sinistra.

Alcuni stucchi settecenteschi, ornamento di alcune cappelle, hanno improvvidamente coperto degli affreschi ora non più visibili.

San Bartolomeo di Tremozia

La mwaeschiesa di San Bartolomeo di Tremozia costruita nella prima metà del XV secolo per sopperire alle necessità liturgiche di una comunità cresciuta, acquistò particolare importanza nel processo storico che portò alla suddivisione secentesca di Almenno nei due comuni di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore.

L'originario edificio gotico a tre navate fu ricostruito interamente nel mwae0XVIII secolo. La nuova chiesa è ornata con molte delle opere pittoriche della precedente.

Alla sua nascita era l'espressione di una comunità abbastanza omogenea e strutturata non ancora contrapposta a quella di Almenno, già Lemine Superiore, ma con degli interessi che l'avrebbero resa pronta a separarsi al momento opportuno. E questo arrivò nei primi anni del XVII secolo culminando nella separazione statuita il 30 marzo 1601.

L'epilogo

Da quello che era stato un territorio cenomane nacque Lemine e da essa i due Almenno, oltre a tutti gli altri comuni epigoni di quelle mwafevicinie medievali che si erano andate formando e sempre più strutturando.

Note

cite-note-11. P. Manzoni, mwafgLemine, p. 49, op. cit. in bibliografia.
cite-note-22. mwafwmwaf0Manzoni1,mwaf4 p. 7.
cite-note-33. Livio T., mwagiAb urbe condita V, XXXV.
cite-note-44. Livio T., mwagy Ab urbe condita, XXXIV, III.
cite-note-55. Strabone, mwagoGeografia, V mwags1 9, trad. M. Biraschi, Milano, BUR, 1988
cite-note-66. P. Manzoni, op. cit., p.31.
cite-note-77. P. Manzoni, p. 30, op. cit. in bibliografia.
cite-note-88. P. Manzoni, op. cit., p.32.
cite-note-99. P. Manzoni, op. cit., p.28.
cite-note-1010. Belfanto Zanchi, cronista contemporaneo ne descrisse la violenza iniziando: mwahsHorrendo, et crudelissimo, et non mai più udito appo i Bergomaschi, et come credo fermamente, dal Diluvio Universale al tempo di Noe in mwahwquàmwah0, non mai occorso è quello, che hieri in Sabbato, l'ultimo di Agosto correndo l'anno del Signore 1493, et l'Inditione undecima, nel territorio di Bergomo è avvenuto [...] ex P. Manzoni, mwah4Lemine, p. 281, op. cit. in bibliografia.
cite-note-1111. P. Manzoni, op. cit., p.29.
cite-note-1212. Paolo Diacono, mwaiuStoria dei Longobardi, II, XXXII.
cite-note-1313. Paolo Diacono, mwaikStoria dei Longobardi, III, XVI.
cite-note-1414. mwai0Flavius Aistulf. vir excell. rex basilice beatissimi levite et martiris Christi Laurenti sita foris muros castri nostri bergomatis et venerabili viro Benedicto presbitero. […] Scripsi ego Radoald notarius. Acto in curte Lemennis vigisima die mensis Julii filicissimi regni nostri in Dei nomine septimo per indictione octaba Feliciter. B. Belotti, mwai8op. cit.
cite-note-1515. P. Manzoni, op. cit., p.36.
cite-note-1616. P. Manzoni, op. cit., p.162.
cite-note-1717. P. Manzoni, op. cit., p.38.
cite-note-1818. P. Manzoni, op. cit., p.39.
cite-note-1919. Reginfredo, di cui si conosce solo la data della morte, 28 dicembre mwaj81012, ebbe in dono da Attone conte di Lecco e dalla moglie Ferlinda la corte di Lemine. Fra i vari vescovi che si succedettero a Bergamo agli inizi del mwaka1000 fu quello che ampliò maggiormente la giurisdizione territoriale dell'episcopato.
cite-note-2020. mwakqLuigi Cattaneo, mwakuCurtis Lemine, II, Albatros, 2013, p.mwaky 295, mwakcISBNmwakg 978-88-567-6446-8.
cite-note-2121. P. Manzoni, mwak0Lemine..., p. 104, op. cit. in bibliografia.
cite-note-2222. Giovanni Tornielli, vescovo di Bergamo, mwale1221-mwali1240, concluse, mwalmpro bono pacis, un accordo con i rappresentanti di Lemine con cui affrancava la comunità, riconoscendone l'autonomia del mwalqcomune.
cite-note-2323. P. Manzoni, op. cit., p. 136.
cite-note-2424. P. Manzoni, op. cit., p. 162.
cite-note-2525. A partire dal 1443 iniziò la mwal4diaspora, anche, degli abitanti ghibellini di mwal8Brembilla, molti furono ospitati da Milano, altri si sparsero prevalentemente nella Lombardia viscontea.
cite-note-2626. P. Manzoni, op. cit., p. 267.
cite-note-2727. P. Manzoni, op. cit., p. 49.

Bibliografia

Fonti primarie

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Fonti secondarie e approfondimenti

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